L’Europa dei CoBrA: after us freedom

CoBrA. Una grande avanguardia europea (1948-1951) è il titolo della mostra a cura di Damiano Femfert e Francesco Poli, promossa dalla Fondazione Roma in collaborazione con la Die Galerie di Francoforte che, dal 4 dicembre 2015 al 3 aprile 2016, sarà visitabile a Palazzo Cipolla, da molti anni polo museale d’eccellenza della Capitale.
CoBrA, nome di questa prima grande avanguardia del secondo Dopoguerra dal respiro internazionale, è un acronimo geografico (Copenaghen, Bruxelles, Amsterdam sono le città di provenienza degli artisti fondatori), ma, inevitabile è l’associazione con il rettile squamato. Percorsi i primi passi dopo la biglietteria, infatti, il visitatore verrà accolto dalla rappresentazione un enorme cobra, citazione di un rilievo babilonese che fiero e temibile si mostra in tutta la sua eleganza. È dunque questo il totem di quegli artisti che l’8 novembre 1948, riuniti ad un tavolo di un caffè di Parigi, decisero che aCobra_630.jpgvrebbero cambiato le sorti della storia dell’arte. Come dei serpenti che avvelenano con morsi letali, allo stesso modo, Jorn, Appel, Constant, Corneill e Dotremont rifiutano fieramente gli schemi della tradizione precedente e si allontanano dalla fredda razionalità dell’astrattismo geometrico, dalla nuda verità del realismo socialista e dalle utopie surrealiste in voga in quegli anni a Parigi.

La mostra, articolata in quattro macrosezioni, raccoglie 150 opere tra quadri, sculture e disegni di ventisette artisti provenienti da otto paesi europei: Olanda, Danimarca, Germania, Francia, Belgio, Scandinavia, Gran Bretagna, Italia.
Tutta l’Europa viene travolta da una calda ondata di vitale libertà espressiva. In risposta alle disgrazie portate dalla guerra (di cui Beggin Children di Appel e Concentratiekamp di Constant sono esempi notevoli), gli artisti di CoBra, quasi invasati dal demone della creazione, sostituiscono il nero luttuoso della Storia, con i colori accesi, puri, brillanti come smalti, della Fantasia. Figure oniriche prese dal repertorio mitologico danese, mostri, folletti, animali: sono questi i soggetti prediletti dagli artisti, proiezioni di passioni, paure, tormenti, ansie di libertà, memorie collettive: percorrere la mostra, per certi versi, è come sfogliare un album di disegni di un bambino. E ai bambini, non a caso, il museo dedica moltissime e stimolanti attività didattiche, nelle quali anche i più piccoli potranno diventare protagonisti e interpreti dell’arte CoBrA (ricordiamo che gli stessi artisti ben volentieri lasciavano i loro pennelli ai figli!)

Quelle esposte a palazzo Cipolla sono opere d’impatto, di un’immediatezza da lasciare senza fiato e di un ottimismo contagioso. La loro arte, dunque, è frutto dell’hic et nunc, è un inno appassionato cantato a squarciagola alla vita, alla primavera. È un inno alla gioia, esattamente come quello di Beethoven non a caso scelto come Inno dell’Unione Europea nel 1972:

O amici, non questi suoni!
ma intoniamone altri
più piacevoli, e più gioiosi.
Gioia! Gioia!

Come sottolinea bene il curatore della mostra, Damiano Femfert, a quasi sessantanni dopo la nascita dell’Unione Europea, in questa fase di crisi del percorso unificativo e di messa in discussione dei principi cardine, emerge più forte e attuale che mai il messaggio di un’avanguardia paneuropea il cui punto di partenza era la multiculturalità. Che anche a noi, oggi, lo spirito e la storia che traspirano dall’arte CoBrA possano fungere da maestri di vita.
Così era solito dire Constant: «After us fredom».

Elena Li Causi per MIfacciodiCultura

Link diretto: http://www.artspecialday.com/9art/2016/01/22/leuropa-dei-cobra-after-us-freedom/

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