Quando il like è “misura di tutte le cose”

L’articolo 111 del Codice dei Beni Culturali e del Paesaggio riguarda le attività di valorizzazione dei beni culturali: tali attività consistono in “tecniche o risorse finanziarie o strumentali” il cui scopo è favorire la conoscenza dei beni appartenenti al patrimonio culturale e garantire la migliore utilizzazione e fruizione pubblica ai fini dello sviluppo della cultura. Al momento dell’emanazione del decreto legislativo, nel 2004, nessuno avrebbe mai immaginato che tra quelle “risorse, strutture o reti” sarebbero stati compresi, un giorno, i social network, che proprio in quegli anni cominciavano ad affermarsi.

Nasce, infatti, un progetto sperimentale voluto dal ministro dei Beni Culturali Franceschini, che mira a “svegliare” i musei italiani online sfruttando il potere del Web e che permetterà ai 20 grandi musei nazionali di capire come si parla di loro sui social e di confrontare i risultati per un futuro miglioramento. Si tratta dunque di raccogliere, attraverso i vari siti, Facebook, Twitter, Pinterest, Instagram, Trip Advisor.., i giudizi e le recensioni relative all’accoglienza (personale, assistenza, biglietteria, code..) e relativi all’accessibilità (trasporti, infrastrutture, indicazioni stradali..) e ricavarne un giudizio complessivo.
Se si prendono in considerazione i dati relativi al solo mese di gennaio di quest’anno, analisi realizzata dalla start-up toscana Travel Appeal, solo il 34% dei visitatori è rimasto completamente soddisfatto dei servizi, da Internet al Wifi, dai bagni, alle biglietterie, alle guide. Nello specifico i dati raccolti mostrano che è l’Umbria a ricevere il consenso del 93,95% dei visitatori, seguita dalla Galleria Estense e il Museo del Bargello.

Precisa tuttavia il ministro Franceschini:

Non vogliamo che questo sistema si trasformi in una classifica dei musei. L’obiettivo è riuscire a stimolare tutti a recuperare i ritardi. Abbiamo le collezioni più importanti al mondo ma un sistema di servizi arretrati. La digitalizzazione e la presenza sul web è una delle prime sfide su cui abbiamo impegnato i nuovi direttori e un sistema di valutazione aiuterà a monitorare i progressi. È un sistema di valutazione dei musei che servirà a recuperare il livello di arretratezza notevole nella loro presenza in rete rispetto agli standard internazionali.

Infatti i dati, come mostra La Stampa, non sono rassicuranti: quattro musei su dieci non hanno un account Twitter e tre su dieci nemmeno uno su Facebook e solo il 15% ha un profilo Instagram in cui caricare foto delle opere esposte. Per non parlare dell’oscuro mondo delle app.
La conferma arriva dai dati di Museum Analytics: il MoMA, la Tate Gallery e il Louvre sono in vetta alle classifiche in quanto follower e like, e per trovare il primo degli italiani (il Maxxi) dobbiamo scendere fino all’ottantacinquesimo posto (su 3000), un primato italiano di cui dobbiamo essere fieri, ma che deve servire da stimolo per fare di più.

$RLO7XLRCerto, il numero dei mi piace sulle pagine social non è il principale problema dei musei italiani oggi. Secondo un’inchiesta del Corriere della Sera nel 2003 i musei pubblici versavano in una tale difficoltà economica ed inefficienza che tutti insieme incassavano il 25% in meno del Louvre da solo. Oggi le cose sembrano andare meglio, nel 2015 sono aumentati del 6% i visitatori (2,5 milioni di persone in più) e gli incassi del 14% (+20 milioni), ma proprio in questo contesto le potenzialità del web non devono essere trascurate. Il web è oggi il più potente e immediato strumento di valorizzazione: un profilo Instagram di un museo è facile da creare ed è altrettanto facile seguirlo: esso può proporre foto delle opere esposte, può mettere al corrente delle iniziative in corso e delle ricorrenze (pensiamo agli ingressi gratuiti dell’8 marzo) in un modo che dovrebbe essere il più intrigante e accattivante possibile, ma il profilo Instagram del museo, non è IL museo e visitare la pagina non può in alcun modo essere equiparato all’aggirarsi fra le sale e fra le opere. Il profilo deve essere una finestra aperta, un’allettante anteprima, uno stimolo a continuare il percorso intrapreso, ma di persona, senza alcuna barriera in cristalli liquidi.

weareinmoma1Un pollice alzato su un social network, una recensione da 5 stelle o un feedback positivo non possono di certo essere l’unico metro di giudizio della condizione dei musei italiani oggi, ma sono dei segnali importanti che contribuiscono vivamente alla valorizzazione del determinato museo, ne favoriscono la visibilità e la conoscenza delle opere, soprattutto da parte dei più giovani, che molto spesso, purtroppo, immaginano il museo come un grande magazzino di polvere e vecchie cianfrusaglie.

Elena Li Causi per MIfacciodiCultura

Link diretto: http://www.artspecialday.com/9art/2016/03/13/i-musei-tra-valorizzazione-e-social-quando-il-like-e-misura-di-tutte-le-cose/

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