Correggio e Parmigianino alle Scuderie del Quirinale: tra mondi arcani e tensioni manieriste

Nel Cinquecento, Parma non può di certo vantare una tradizione pittorica precedente paragonabile a quella ferrarese, i maestri locali, come Jacopo Loschi e Cristoforo Caselli, si muovono in ambito provinciale ancora all’interno di schemi tradizionali. È con Antonio Allegri, detto il Correggio, e poi con il Parmigianino, che la pittura emiliana trova a Parma il suo centro più attivo. Ed è proprio a questa vivace rifioritura che le Scuderie del Quirinale dedicano la mostra Correggio e Parmigianino, arte a Parma nel Cinquecento inaugurata lo scorso 12 marzo e visitabile fino al 26 giugno 2016.
La mostra, curata da David Ekserdjian, si propone di guidare lo spettatore, attraverso una selezione di capolavori provenienti dai più importanti musei del mondo, all’interno di quella straordinaria stagione artistica che si sviluppò a Parma all’inizio del Cinquecento, una corte immersa in una quasi magica età dell’oro, che pur non primeggiando sotto il profilo geografico – politico, seppe svolgere un ruolo da protagonista nello sviluppo del Rinascimento  italiano, al pari di Firenze, Venezia e Roma. Protagonisti della mostra, come si evince dal titolo, sono i due astri locali, Correggio (1489-1534) e Francesco Mazzola, detto il Parmigianino (1503-1540) che nella prima sala vengono sapientemente esposti l’uno accanto all’altro: due oli su tavola di piccole dimensioni raffiguranti il matrimonio mistico di santa Caterina. Siamo ancora agli inizi di quel lungo percorso che porterà il più giovane dei due, Parmigianino, inevitabilmente attratto, nella prima parte della sua carriera, dal grande maestro che, con i suoi affreschi del Duomo di Parma, aveva infranto ogni schema precedente, a intraprendere vie diverse ma non per questo meno affascinanti. Accanto ai due maestri sono esposti altri talentuosi artisti della Scuola di Parma, come l’Anselmi, il Rondani, il Mazzola Bedoli, le cui opere sono immediati e felici risultati delle influenze dei due grandi pittori di fama internazionale.

Correggio (Antonio Allegri, detto il) Correggio, 1489?  Parma,1534 Danae olio su tela / oil on canvas Roma, Galleria Borghese

In Correggio un sapiente uso prospettico si fonde con la dolcezza espressiva attraverso uno stile fluido fatto di grazia e leggerezza, luminoso e coinvolgente, un’intima e raffinata eleganza e una bellezza incontaminata della natura, come in Noli me tangere o in Venere con Mercurio e Cupido. Nella sua “poetica degli affetti” Correggio è mosso dal desiderio di dare espressione all’intera gamma dei sentimenti umani, dalla gioia al dolore: è una personalità ardente ed emotiva altrettanto brillante nel rendere l’incanto della Vergine Maria dinnanzi al miracolo della nuova maternità, così come l’emozione della mortale Danae nell’amplesso amoroso con Giove, in cui, il tremolare della luce si trasforma gradualmente in tenerezza della carne, dove il colore si fa più tenue per creare le fiabe più delicate del Rinascimento italiano.

Parmigianino, invece, è lontano da una simile carica emotiva, predilige forme levigate, affusolate, con colore steso in modo compatto, quasi smaltato, come mostrano in particolare i preziosi ritratti esposti. Non fonda «come il Correggio ha cercato di fondare, un nuovo e positivo valore, una funzione concreta dell’immaginazione», manca la serenità di Correggio, c’è un nervosismo nella linea e nel colore, sintomo inequivocabile dei tempi che cambiano: dall’Emilia infatti Parmigianino si trasferirà a Roma e poi a Firenze divenendo uno dei più grandi protagonisti della diffusione della maniera.

Con tutte le loro differenze i due condividono una caratteristica fondamentale: l’instancabile evoluzione della loro arte e proprio su tale criterio è allestita la mostra, un percorso fatto di intrecci e sviluppi, di echi e citazioni ma allo stesso tempo di distanze e nette separazioni. Per concludere con le indimenticabili parole di Adolfo Venturi:

L’arte di Correggio si abbandona alla gioia della luce e del colore; vede le forme alleggerite e consunte dall’atmosfera, i contorni ondeggianti e labili, gli sfondi lontani e ariosi, ama le note calde, le carni bionde, i fogliami saturi d’oro; l’arte del Parmigianino, precisa invece e adamantina nei contorni, giunge dalle eleganze sfavillanti e capricciose di Fontanellato, preludio alle delizie ornamentali del Settecento, alle fredde eleganze dell’Impero nella Madonna dal collo lungo.

Una mostra dunque che è un itinerario nella storia, nella storia dell’arte, nella fantasia, tra pigmenti e matite rosse su carte, tra favole cristiane e bellissimi ritratti ideali e insieme enigmatici.

Elena Li Causi per MIfacciodiCultura

Link diretto: http://www.artspecialday.com/9art/2016/03/17/correggio-parmigianino-alle-scuderie-del-quirinale-mondi-arcani-tensioni-manieriste/

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