Quando tutto ebbe inizio: 115 anni fa la prima mostra di Picasso

Proprio il 24 giugno di 115 anni fa Picasso esordì nel panorama artistico parigino con la sua prima mostra. Fu il mercante d’arte Ambroise Vollard a dare fiducia all’appena ventenne Pablo Ruiz y Picasso, allestendo la sua prima mostra nella Galleria in Rue Lafitte. Furono venduti numerosi dipinti, la mostra ebbe un discreto successo, ma questi quadri, venduti a poco prezzo, sarebbero stati destinati a breve a crescere di valore e quel giovane sarebbe diventato il pittore più importante del Novecento. Vollard «vendendo alla mostra un gran numero di dipinti a prezzi bassissimi ma rifiutandosi, come avrebbe sempre fatto, di acquistare quyoung_picasso.jpgelli restanti», solo cinque anni dopo, nel 1906 comprerà ventisette opere del periodo blu, pagandole 2000 franchi e dando al giovane pittore la possibilità di tornarsene in Spagna per qualche mese: il sodalizio tra il genio e il mercante (di cui realizzerà nel 1909 il celeberrimo ritratto) è appena cominciato.

Un anno prima della mostra il giovane aveva deciso di inseg
uire il suo sogno: arriva alla stazione d’Orsay in una nebbiosa mattinata d’autunno, ha poche cose con sé, non molti soldi, un cavalletto, una tavolozza e una scatola di colori. Uno dei tanti giovani alla ricerca del successo. Pablo vuole visitare l’Esposizione Universale, fortemente motivato dal fatto che una sua opera era stata scelta per essere esposta nel padiglione che rappresentava la Spagna.

Le influenze simboliste e post-impressioniste dei suoi primi quadri parigini sono evidenti, il giovane Pablo, come una spugna, assorbe ed elabora a suo modo tutto ciò che ville lumiere offriva. Approda, così, tra il 1901 e il 1904 al cosiddetto Periodo Blu riflettendo attraverso delicati monocromi la tristezza per la perdita dell’amico Casagemas, morto giovanissimo suicida. «L’Arte è figlia della tristezza e del dolore» dirà nel 1902. Al periodo blu, seguirà come è noto, il periodo rosa, in cui saltimbanchi, arlecchini, acrobati, ambulanti popoleranno le sue tele velandole di una leggera malinconia.

Del proprio mito, e di quello dell’avanguardia, Picasso era rimasto in qualche modo prigioniero: avanguardia significa giovinezza, e Picasso è vissuto in un sogno di giovinezza a oltranza, ha continuato ad esaltare anche nelle sue pagine estreme il valore, prima ancora che della vita, della vitalità, dell’energia, della presenza. Tutta la sua pittura, il suo paganissimo innesto di barbarie e di classicismo, il segno rapace, dicevano corna della vecchiaia e della morte.

Maurizio Calvesi

Disse Vollard: «Ogni opera di Picasso è destinata a fare scandalo fino al giornoRitratto di Vollard-1909.jpg in cui lo stupore cede il posto all’ammirazione». Ancora il grande mercante scopritore di talenti (oltre a Picasso, è doveroso citare Matisse e Cézanne) si mostra lungimirante.Il successo di Picasso è planetario, è un artista che è riuscito ad attraversare tutto il Novecento (morirà nel 1973) e i suoi movimenti più importanti, tra tutti il Cubismo di cui, insieme a Braque, ne è il fondatore. Centinaia di mostre, dopo la prima del 1901, ne hanno suggellato la popolarità, tra le ultime Un génie sans piedestal al Museo delle Civiltà d’Europa e del Mediterraneo di Marsiglia o quella finita lo scorso Aprile aGenova.
E proprio a ridosso dell’anniversario del 1901 la Sotheby’s propone nell’asta di “Impressionismo e Arte Moderna” un catalogo di 27 capolavori, tra cui Femme assise del 1909. L’opera in questione ritrae la sua musa e amante Fernande Olivier ed è stata venduta il 20 giugno per 43 milioni di sterline (superando le previsioni degli esperti). Ma cifre da record si erano già avute nel 2015 con Les femmes d’Alger del 1955 battuta per 179 milioni, la più cara finora, seguita da Garçon à la pipe (1905) per 104.168.000$ e da Nude, Green Leaves and Bust (1932) aggiudicata per 106.482.500$.
Ma anche il 2016 ha il suo record: il valore di Femme assise ha infatti superato ogni opera cubista venduta finora all’asta;  la maggior parte di capolavori di questa importanza per l’arte moderna si trovano infatti nelle collezioni dei più importanti musei internazionali e le poche rimaste in mano a privati aumentano esponenzialmente il loro valore.

Elena LI Causi per MIfacciodiCultura

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La rivoluzione sta arrivando: quei ragazzi del Piccolo America

Lo scorso 1 giugno l’Associazione Piccolo America di Roma ha inaugurato nel cuore di Roma il festival Trastevere Rione del Cinema. A Piazza san Cosimato sono tantissimi gli spettatori, tantissimi i giovani, si respira allegria, c’è posto per tutti. Venerdì 10 arriva un ospite d’eccezione: Roberto Benigni, invitato per presentare versi
one restaurata di Non ci resta che piangere: «Non c’è altro posto dove sarei voluto essere stasera che non fosse questo» diceE nonostante le polemiche che spopolavano sui social a proposito dei suoi commenti sul referendum costituzionale, Benigni è stato accolto calorosamente dal pubblico romano con tanti applausi. 001902911-f86fa51c-ed6c-486f-b272-31dd9b788010.jpg

Vorrei fare un balletto per la felicità, questi ventidue ragazzi hanno fatto una rivoluzione bellissima e l’hanno fatta tutti insieme. Anzi, sono ventitré perché io sono uno di loro: siamo i ventitré ragazzi del cinema America. Quello che hanno fatto sarebbe un soggetto bellissimo per un film, una cosa meravigliosa per il cinema che è spesso così vilipeso. Questi ragazzi hanno fatto qualcosa di straordinario, stanno rammendando il quartiere, con le loro azioni stanno facendo una rivoluzione del cuore, della cultura.

E poi, rivolgendosi indirettamente al presidente della Regione Lazio Nicola Zingaretti e al ministro della Cultura Dario Franceschini, entrambi presenti alla serata: «Spero che le istituzioni vi continueranno a supportare, i ragazzi del cinema America stanno cercando di riaprire le porte del sogno, perché solo quelle ci rimangono».

La presenza del celeberrimo attore si colloca all’interno di  un festival che dal 1 giugno fino al 1 luglio presenterà, proprio nella piazza romana di San Cosimato, 60 notti di cinema gratis sotto le stelle di Roma. Dopo Virzì, Stefania Sandrelli, Roberto Benigni saranno presenti nelle serate successive Dario Argento (17 giugno), Özpetek (24 giugno), Ascanio Celestini e Luca Bigazzi (16 giugno) e molti altri. Un’occasione imperdibile, non solo perammirare in una magnifica atmosfera sotto le stelle i film che hanno fatto la storia (da Mario Monicelli a Walt Disney), ma per ascoltare dal vivo grandi artisti e maestri per le generazioni future.

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Non ci resta che piangere
 è stato scelto dallo stesso Benigni per festeggiare la prossima riapertura, a opera dei ragazzi del Piccolo America, della sala intitolata proprio a Massimo Troisi, coprotagonista del film e ricordato nostalgicamente dall’attore toscano:

Quando ci siamo incontrati eravamo molto giovani, come i ragazzi del Piccolo America, non avevamo neanche trent’anni e abbiamo deciso di condividere questa felicità in un film, che mi piacerebbe rivedere stasera, perché da allora non l’ho più rivisto. Avremmo anche voluto fare il seguito, infatti avevamo lasciato il finale aperto, proprio con l’intenzione di farne altri.

Dopo il suo discorso Benigni va via, inizia il film, silenzio assoluto. Le sue parole riecheggiano nell’aria, si imprimono nelle coscienze. Proprio come Artspecialday, i Ragazzi del Piccolo America hanno un progetto, ne stanno costruendo le basi: educare alla bellezza. La bellezza dell’incontro tra amici in calde sere estive, la bellezza delle stelle che fanno capolino dall’altro, dei film storici, della Città e del suo caratteristico quartiere trans-tiberino. Ma lungi dal considerare la bellezza come mera contemplazione, i Ragazzi del Piccolo America vogliono infondere speranza, intendendo la stessa bellezza come missione civile, missione in cui ciascuno di noi gioca un ruolo importante. La rivoluzione sta arrivando. «Una rivoluzione del cuore e della cultura».

 Elena Li Causi per MIfacciodiCultura

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Caravaggio e i pittori del Nord: così lontani, così vicini

In contemporanea all’apertura della stagione estiva, il museo Thyssen-Bornemisza di Madrid inaugurerà il 21 giugno la mostra Caravaggio e i pittori del Nord, visitabile fino al 25 settembre 2016 e frutto di lunghe ricerche, tra cui una giornata di studi presso il Museum Catharijneconvent di Utrecht tenutasi lo scorso novembre.
Come anticipa il titolo della mostra curata da Gert Jan van der Sman, si vogliono analizzare le influenze che Michelangelo Merisi di Caravaggio (1571-1610) ha avuto sui pittori del Nord Europa affascinati dal suo realismo drammatico, come lo definisce Argan, e dalla sua luce quotidiana e drammatica sostituita al lume universale del Rinascimento platonico.

L
a mostra includerà un gruppo di dipinti appartenenti all’intera carriera di Caravaggio, dal suo periodo romano dal 1594 al 1606, fino agli ultimi anni che lo vedono rifugiarsi prima a Malta, poi in Sicilia e infine a Napoli dove troverà la morte a Porto Ercole nel 1610. Potremo ammirare opere come il San Giovanni Battista di Kansas City, I musici del Metropolitan, altre opere caravaggesche conservate in altre sedi della capitale spagnola, tra Prado e Palacio Real e naturalmente la Santa Caterina dello stesso museo. Accanto al pittore lombardo verranno esposte opere dei suoi più importanti seguaci olandesi, fiamminghi e francesi, tra cui Nicolas Regnier, Dirk van Baburen, David de Haen, Gerrit van Honthorst, Hendrick Ter Brugghen, Simon Santa-Caterina-dAlessandria-Caravaggio-analisi.jpgVouet, Claude Vignon, Nicolas Tournier and Valentin de Bolougne.

Le influenze che Caravaggio ebbe sui contemporanei – i cosiddetti caravaggisti – sono stati determinanti per gli sviluppi successivi, nessun altro pittore italiano, con l’eccezione di Michelangelo, ha esercitato una così grande influenza sui pittori posteriori, così scrive Longhi:La collezione del museo spagnolo è il risultato dell’impegno collezionistico di Hans Heinrich Thyssen-Bornemisza e di suo padre, il barone Heinrich che iniziò la collezione durante gli anni ‘20 e riuscì a riunire circa 525 quadri. Con gli anni la collezione è stata notevolmente accresciuta e tra le opere figura, come già detto, anche la Santa Caterina di Alessandria. Il quadro, ricordato nelle collezioni del cardinal Francesco Maria del Monte, poi passato in collezioni Barberini e inizialmente attribuito erroneamente a Orazio Gentileschi da Longhi, è stato realizzato negli stessi anni in cui Caravaggio lavorò a San Luigi dei Francesi; la santa è rappresentata con vesti riccamente ornate, tanto da essere comparata alla Maddalena Penitente di palazzo Doria Pamphilj, con accanto la ruota dentata, simbolo iconografico del suo martirio.

Ribera, Vermeer, La Tour e Rembrandt non avrebbero mai potuto esistere senza di lui e l’arte di Delacroix, Courbet e Manet sarebbe stata completamente diversa.

Molti sono i giovani che cominciarono ad imitarlo, in Italia Orazio Gentileschi e la figlia, Carlo Saraceni, Bartolomeo Manfredi per citarne solo alcuni, in Francia Valentin de Boulogne, Simon Vouet e Georges de La Tour e infine alcuni artisti olandesi arrivi a Roma agli inizi del Seicento, i cosiddetticaravaggisti di Utrecht, per esempio Brugghen, van Honthorst e van Baburen che saranno i co-protagonisti alla mostra di Madrid. Questi ragazzi, arrivati a Roma come tanti degli artisti per imparare, ritorneranno in Olanda con un repertorio tutto nuovo: da lì prenderà le mosse Rembrandt.

Dopo la Rivoluzione-Longhi1111.PNG le mostre su Caravaggio sono cominciate a spuntare come funghi e dimostrazione di quanto piaccia al grande pubblico è il successo che sta avendo la Caravaggio Experience in queste settimane visitabile presso il Palazzo delle Esposizioni a Roma e anche la mostraCaravaggio and his time. Friends, rivals and enemies visitabile a Tokyo fino al 12 giugno. Per il 2017 Milano prospetta già qualcosa, non prendete impegni!

Elena Li Causi per MIfacciodiCultura

Link diretto: http://www.artspecialday.com/9art/2016/06/11/caravaggio-e-i-pittori-del-nord-cosi-lontani-cosi-vicini/