“Par tibi, Roma, nihil: il colore tra le rovine

Sulla terrazza superiore della Domus Par tibi, Roma, nihil”: il colore tra le rovine Severiana a Roma fino al 18 settembre, trentacinque bandiere dell’artista francese Daniel Burenalte nove metri coloreranno le rovine e, mosse dal vento, saranno uno spettacolo imperdibile. Le bandiere sono il simbolo della mostra-dichiarazione d’amore- voluta e curata 
dalla collezionista Raffaella Frascarelli Par tibi, Roma, nihil (Nulla come te Roma), frase che pronunciò Ildebrando de Lavardin di fronte alle rovine della Città Eterna in un momento di estatica contemplazione.

Grazie alla mostra si potrà accedere in un’area dei Fori che riapre dopo molto tempo, per l’occasione popolata da opere della Fondazione Nomas: site specific, video, sculture, performance, installazioni, ricerche e generazioni diverse (dai giovani Vascellari e Senatore, 
ai grandi autori internazionali Khader Attia, Michal Rovner, Pascale Marthine Tayo,u fino ai maestri Kounellis, Chen Zhen, Buren).
Archeologia e arte contemporanea, due esperienze convergenti che suggeriscono un nuovo sguardo sul patrimonio e un’occasione d’incontro tra antico e contemporaneo. Il confronto rigenera lo spazio antico, suscitando nel pubblicocuriosità. Illuminante è l’intervento della curatrice:

Le opere della collezione Nomas dialogano con l’identità di Roma, in bilico tra la suggestione dell’antico e le contraddizioni socio-politiche generate dalla trasmissione e mutazione della sua immagine. Al centro del dibattito critico l’appropriazione della memoria storica (spolia), la manipolazione ideologica delle masse operata dall’arte antica, la creazione di un mito del potere, la dittatura attiva della religio, la strutturazione di lex e ius, il paradosso globale e le contraddizioni dell’eredità culturale. Un viaggio di dissenso all’interno del mito di Roma, una rilettura anarchica dei dispositivi di stratificazione della storia, un’esperienza di self-education che induce lo sguardo a un ruolo attivo, dischiudendo prospettive aperte a un consumo culturale consapevole e critico.

Un percorso coinvolgente quello di Par tibi, Roma, nihil tra la storia in luoghi magici in cui ogni singola pietra sembra narrare una storia passata ma sempre attuale. Ad una storia lunga secoli, si aggiunge infatti in una immaginaria linea del tempo, l’arte del presente.L’antico diventa così un laboratorio in cui sperimentare i linguaggi futuri alla ricerca di un rapporto nuovo e intenso con un luogo così carico di storia, per romperne la dimensione fissa e immutabile.

L’esempio più eclatante della vivacità del rapporto moderno-antico, ma anche dell’acclarato posto di rilievo che i social occupano nelle dinamiche odierne, è l’opera diNico Vascellari, nato nel 1976 a Vittorio Veneto:

Concepisco gli spazi della mostra come un punto di partenza per creare un tragitto con il quale percorrere Roma durante tutto il periodo della mostra. Ogni giorno infatti preleverò un qualcosa dai luoghi della mostra per portarlo e nasconderlo in un luogo della città che verrà svelato sulle mie pagine social (Instagram e Facebook). C’è tempo fino alle 24 del giorno in cui ciascun oggetto è stato nascosto per rivendicare al mio studio la scoperta. Una volta ricevuta questa rivendicazione l’oggetto verrà autenticato come mia opera che diverrà di proprietà di chi l’ha trovato.  Il progetto è pensato per estendere a tutta la città il luogo e il tempo della mostra e rinnovarne continuamente attenzione e presupposti.

 Che la caccia al tesoro abbia dunque inizio!

Anche Alessandro Baricco ha partecipato a Par tibi, Roma, nihil animando gli spazi della mostra con cinque rappresentazioni del suo Palamede, l’eroe cancellato, spettacolo pensato per il Teatro Olimpico di Vicenza in una versione appositamente rimessa in scena per lo stadio di Domiziano.

Ora: io, riguardo a posti come quelli ho una mia idea. Sono come enormi e antichissimi strumenti musicali: non bisogna andare a farci il teatro, bisogna suonarli. Che poi vuol dire partire da come sono fatti loro e cercare di farli risuonare con qualche storia, o visione, o magia. Quindi ecco quello che succederà: porteremo la storia di Palamede nello Stadio di Domiziano, e cercheremo di far suonare quei muri. Si tratta di far accadere la storia.

Quando de Lavardin affermò che nulla fosse più bello di Roma era circa il 1100. Oggi la storia si ripete. Mi piace che a pensarlo siamo ancora in molti.

Elena Li Causi per MIfacciodiCultura

Link diretto: http://www.artspecialday.com/9art/2016/07/13/par-tibi-roma-nihil-colore-tra-le-rovine/

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