Tra pulp, jazz e tradizione: Alessandro Bazan in mostra a Marsala

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S’intitola Alessandro Bazan. Divagante la mostra che lo scorso 16 luglio è stata inaugurata negli spazi della Pinacoteca comunale della città diMarsala, all’interno di una suggestiva cornice, quella del Complesso Carmelitano dell’Annunziata, ricca di storia e che da anni ospita tra i più importanti artisti di fama internazionale, sia in mostre temporanee, sia in una collezione permanente di oltre 750 opere di prestigio (Cassinari, Pomodoro, Sironi per citarne alcuni). Visitabile fino 16 ottobre e curata da Sergio Troisi, la mostra documenta, attraverso 35 opere, oltre quindici anni di attività di uno degli interpreti di rilievo della pittura italiana contemporanea ed esponente – insieme a Francesco De Grandi (protagonista di una esposizione a Marsala nel 2014, sempre curata da Troisi), Andrea Di Marco e Fulvio Di Piazza – della cosiddetta Scuola di Palermo, momento di rottura e di rinascita sorto negli anni 90 dopo le esperienze della Transavanguardia.

All’inaugurazione della sua prima antologica Alessandro Bazan, nato a Palermo nel 1966, ha dichiarato commosso «Il mio lavoro si compie quando incontro gli altri, e per me che faccio fatica a comunicare a parole lo faccio attraverso i miei dipinti, quella è la mia forma di comunicazione», mentre in una recente intervista ha dichiarato: «La pittura è difficile, è una compagna che spesso dorme fuori la notte e che non ti risponde mai al telefono, ma che continui ad amare maledicendo il tempo che sprechi per continuare a viziarla». Tale conflittualità si concretizza inevitabilmente nei suoi dipinti dove, tra pittura pulp e mondo jazz, innegabile è l’eredità guttusiana: le Ragazze di Palermo (2009) o Ragazze schifosette (2010) sembrano già dal titolo imbastire una serie di variazioni intorno a un dipinto diRenato Guttuso, Ragazze di Palermo dipinto negli anni ’40. Ma anche echi del pittore realista americano Edward Hopper si rintracciano in dipinti come Villino di Mondello (2006), così come in Petite Dejeuner (2014) in cui figure allungate, filiformi, quasi evanescenti, sembrano abdicare a qualsiasi ruolo da protagonista per presentarsi tutti come comparse, seguendo un filo rosso che dai Manieristi, passa per gli Espressionisti tedeschi della Die Brucke, fino ai bronzi di Giacometti, esili come  sgocciolature di cera.

Nel catalogo della mostra (Glifo Edizioni 2016) Sergio Troisi scrive:

Non si tratta di una pratica citazionista, così come in altri dipinti le suggestioni figurative che si possono rintracciare da opere del passato non soltanto recente non vanno iscritte in un registro di citazioni esibite (sarebbe sufficiente questo aspetto della pittura di Bazan a marcare la distanza dalla Transavanguardia) quanto semmai di una memoria di immagini che riaffiora non programmaticamente nell’azione del dipingere nei movimenti della mano del corpo e dello sguardo.

Una dimensione processuale più volte ribadita dal pittore che costituisce la sua cifra stilistica. In “Addaura ’80” Bazan è capace di reinterpretare non solo la tradizione otto-novecentesca delle “bagnanti”, basti pensare a Cezanne, a Picasso nella sua serie degli anni Venti-Trenta o ancora Fausto Pirandello, ma compaiono, in quella che sembra essere la classica giornata afosa siciliana, echi della Zattera di Gericault, in un tempo sospeso e di fronte un orizzonte svuotato. «Il buon Dio sta nei dettagli» – diceva Flaubert e successivamente Warburg e Mies van der Rohe – e i dettagli di Bazan sono più che eloquenti; sembrerebbe quasi paradossale in una pittura in cui nulla ac580c307ffc0c1e0686362f354e8fdd8c.jpgcade e  nulla si racconta se non nell’immaginazione dello spettatore. Dettagli come un Concetto Spaziale di Lucio Fontana appeso alla parete, un laccio di una scarpa da donna, un grembiule sporco di sangue di un macellaio, lontano discendente di quel macellaio dipinto nel 1585 da Annibale Carracci, tutto sembra raccontare una propria storia, oggettiva e soggettiva insieme. In questo teatro di residui il Novecento, scrive infine Trosi, sembra definitivamente trascorso e ne rimangono semmai le tracce sdrucite. Ecco il divagante, ecco Alessandro Bazan.

Elena Li Causi per MIfacciodiCultura

Link diretto: http://www.artspecialday.com/9art/2016/08/20/alessandro-bazan-mostra-marsala/

 

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