Introspezione sul lupo: la mostra fotografica di Bruno D’Amicis

Coraggioso, scaltro, misterioso, il lupo è indubbiamente uno degli animali più affascinanti. Soggetto di storie e leggende la cui origine risale alla notte dei tempi e da sempre legato all’uomo in un rapporto di amore/odio, è protagonista dell’ultima esposizione a cura di Bruno D’Amicis, intitolata non a caso, Tempo da lupi.

La mostra sarà visitabile, fino al 13 novembre presso la sala della Balena del Museo Civico di Zoologia della Capitale, vicinissimo a quell’isola di verde che è Villa Borghese. È proprio lo strettissimo rapporto con la natura che viene evidenziato dall’artista, vincitore di numerosi concorsi, tra cui i prestigiosi World Press Photo e Wildlife Photographer of the Year.
Per Tempo da lupi Bruno D’Amicis ha immortalato alcuni lupi nel Parco Nazionale d’Abruzzo, Lazio e Molise, gli habitat naturali italiani in cui prevalentemente vive e si riproduce. Oggi infatti grazie a interventi di conservazione e a una corretta gestione del territorio, il lupo, un tempo minacciato di estinzione, è diffuso ampiamente nelle zone appenniniche e alpine, dove talvolta la convivenza con gli allevatori si rivela piuttosto problematica.

I lupi sanno essere fedeli e seguire le leggi del branco, ma quando non c’è più posto sanno uscire dal gruppo e abbracciare la vita solitaria alla ricerca di nuovi spazi e nell’immaginario collettivo è, per questo motivo, presente sia un’immagine lupi-Bruno-D-Amicis-06-1000x600.jpgpositiva che una negativa. Positiva poiché il lupo è inteso come membro di una comunità unita per tutelare ogni suo membro, in una sorta di famiglia gerarchicamente organizzata (gruppo alfa e beta) dove ognuno assume dignità proprio perché vi appartiene, negativa, forse la più radicata, perché legata all’idea del “lupo cattivo” solitario, famelico e senza scrupoli: un vero incubo per i più piccoli.

Ma l’intento della mostra non è solo documentario: il lupo è un simbolo, il “tempo da lupi” è un’esperienza di vita, dichiara infatti D’Amicis:

Per me il tempo da lupi è quella preziosa porzione di esistenza che uno fatica a ritagliare nella frenetica vita moderna e da dedicare tutta alla ricerca di un’esperienza diretta con la selvaticità. Questo tempo da lupi è il tempo del sudore sulla schiena sotto il sole di montagna e dei crampi alle gambe durante lunghe marce nella neve profonda. È il tempo delle notti passate all’addiaccio e della sveglia che squilla a orari impossibili; della noia nelle lunghe attese e dell’incontenibile gioia della scoperta. È il tempo della solitudine e delle avventure in compagnia. È il tempo del batticuore e della delusione; dell’ora e adesso, senza l’ingombro del passato né il pensiero rivolto al futuro. È il tempo della giovinezza ed è forse il tempo speso meglio nella mia vita.

Inoltre, spiega il comunicato stampa, l’evento si inserisce idealmente nelle celebrazioni del Giubileo della Misericordia. Infatti, non a caso, il giorno scelto per l’inaugurazione della mostra è stato il 4 ottobre, giorno della celebrazione del Santo che dà il nome a papa Bergoglio, protagonista di uno degli episodi più noti del Cristianesimo: San Francesco. Egli incontrò un lupo, il lupo di Gubbio che terrorizzava gli abitanti delle campagne: riuscì ad ammansirlo con la forza della fede.
Così cantava il grande Branduardi: «Tu Frate Lupo, sei ladro e assassino / ma più del lupo fa l’Inferno paura!»

Elena Li Causi per MIfacciodiCultura

Link diretto: http://www.artspecialday.com/9art/2016/10/17/lupo-mostra-fotografica-bruno-damicis/

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