Una mostra per i 350 anni dell’Accademia di Francia a Roma

L’Accademia di Francia a Roma – Villa Medici fino al 15 gennaio 2017 aprirà le sue porte al pubblico per celebrare i trecentocinquanta anni della propria attività con un’esposizione che ospita i più grandi artisti che vi hanno lavorato, sia come borsisti che come direttori (ad esempio Balthus): un viaggio affascinante capace di condurre i visitatori attraverso tre secoli e mezzo di arte francese. La mostra 350 anni di creatività. Gli artisFrancois Xavier Fabre-La morte di Abele, 1790.jpgti dell’Accademia di Francia a Roma da Luigi XIV ai giorni nostri, curata da Jérôme Delaplanche, riunisce, infatti, oltre cento lavori realizzati dal 1666 al 2016 da artisti che, durante il loro soggiorno
nella Città eterna, hanno avuto l’occasione di studiare, perfezionarsi e intrattenere rapporti con gli artisti italiani a loro contemporanei, in un flusso di relazioni e scambi culturali tra Italia e Francia che ha portato alla nascita di grandi capolavori.

La prima sala della mostra è paradigmatica: da un lato viene presentata la ricerca dell’Ideale con i disegni di antichità romane di Charles Errard o le copie di Benedetto Luti realizzate da Natoire, dall’altro viene presentato lo studio attento dell’anatomia umana con, ad esempio, la scultura di Houdon, direttore dell’Accademia nel 1767 o i nudi maschili di Van Loo, primo premio per la pittura nel 1724. Sempre nella prima sala si trova il documento originale che attesta la fondazione e il regolamento dell’Accademia di Francia a Roma avvenuta l’11 febbraio 1666 per volere di Sua Maestà Luigi XIV su impulso di Colbert (e di Le Brun e Bernini).

Nello stesso momento in cui a Parigi prosperava il gusto prezioso e decorativo del Rococò, una nuova aspirazione alla conoscenza dell’Antichità attraversava l’Europa: nel 1764, infatti, Winckelmann scriverà la sua Storia dell’Arte e Roma ridiventerà il centro dell’Europa artistica attraendo i maggiori maestri, dediti ormai a una rinnovata estetica depurata dalle leziosità di inizio Settecento. David, Ingres, Girodet-Trioson, Fabre, questi allievi vincitori del prestigioso Prix de Rome, si legge in un rapporto del 1792 erano «riconosciuti degni dell’attenzione e del sostegno della nazione vengono inviati a Roma per esercitare la matita e rubare il segreto del genio copiando i capolavori sfuggiti alla falce del tempo».

A fine Ottocento, tuttavia, la copia dall’antico e dai grandi maestri, fondamentale per gli anni precedenti, veniva vissuta ormai come anacronistica e, con un decreto del 1863, il criterio dell’originalità “regina di tutte le facoltà” viene posto al centro di tutte le qualità che ci si dovevano aspettare da un artista. Emblematico, in tal senso, è l’originale dipinto di Édouard Toudouze Eros e Afrodite (1872), con una Venere sdraiata su di una conchiglia ricoperta da pelle di leopardo e trainata da giganti farfalle blu, immagine che porta in sé i germogli del Simbolismo e non a caso scelta per promuovere la mostra. A chiudere la mostra un video di Justine Emard condensa l’effervescenza creativa degli ultimi 50 anni, fondendo video, fotografie, film, musiche in un montaggio che ha come filo conduttore il tema dell’atelier.

Gli artisti in mostra sono i borsisti che stanno per fare i primi passi nel mondo dell’arte, David, Ingres, Flandrin hanno meno di trent’anni e ha 25 anni Boucher quando copia la crocifissione di Caravaggio, da lì a poco sarebbe diventato il futuro maestro del Rococò e avrebbe rinnegato le sue esperienze italiane.

La mostra di Villa Medici condensa 350 anni di esperienze, di ricerca continua, di dedizione, 350 anni che documentano il fascino ininterrotto che la Urbe ha esercitato sugli artisti, dimostrando ancora una volta come il passato non sia qualcosa inanimato, ma una forza affettiva e vivace.

Elena Li Causi

Link diretto: http://www.artspecialday.com/9art/2016/10/30/mostra-350-anni-accademia-di-francia/

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