Georg Baselitz: l’eroismo della solitudine e la fine di un’ideologia fallita

Dopo il successo della sedicesima Quadriennale, l’arte contemporanea continua ad essere protagonista, all’interno delle grandi sale del Palazzo delle Esposizioni di Roma, in occasione di un’importante mostra, curata da Max Hollein e Daniela Lancioni e dedicata a uno dei più originali e controversi artisti di sempre: Georg Baselitz.

IMG_1854 (2).JPGNato nel 1938 in Sassonia, Baselitz, pseudonimo di Hans-Georg Rem, inizia gli studi presso l’Accademia delle Belle Arti di Berlino Est, dalla quale, tuttavia, sarà espulso per «immaturità socio-politica». Non senza rammarico, decide allora di fare il grande passo, trasferendosi nell’Accademia di Belle Arti di Berlino Ovest, dove si respirava tutt’altro clima. Il passaggio comporterà, ben presto, l’abbandono dei codici del Realismo Socialista, unica arte possibile nella Germania comunista, e un successivo approccio all’informale tedesco, interiorizzato e riletto con una consapevolezza nuova, maturata durante gli anni della guerra.

Appellandosi a una tradizione di pittura modernista bollata dai nazisti, nel 1937, come “degenerata“, Georg Baselitz, proprio a partire dal gruppo degli Espressionisti di Die Brücke e, in particolare Oskar Kokoschka, crea una nuova estetica pittorica che non solo privilegia la continuità della produzione artigianale della pittura, ma favorisce la persistenza di un fondamento nazionale della pratica artistica, poi sviluppato anni dopo dal gruppo dei Neuen Wilden. Egli, tuttavia, tenta di conquistare un margine di innovazione rispetto ai padri storici, estendendo, in primis, il formato dei dipinti e poi, scrive Renato Barilli, «urlando più forte» dei predecessori. Così dichiarerà:

Sono un artista tedesco e ciò che faccio ha radici nella tradizione tedesca, è brutto ed espressivo.

La crisi missilistica a Cuba e l’assassinio di Kennedy lasciavano presagire l’inizio di una nuova terrificante guerra, la Germania era una  polveriera: è proprio a partire dall’estate del 1965 che Georg Baselitz creò una serie di lavori, circa 60 dipinti, 130 disegni e 38 stampe (costituenti il nucleo principale della mostra), frutto delle vicende di quegli anni e delle letture importanti che accompagnavano le sue giornate: Kafka, Joyce, Musil, Artaud, gli Esistenzialisti, Solochov…

Confrontai le condizioni di quella guerra civile con le mie…perché cercavo di vedere il mio isolamento sotto una luce eroica. Nel 1965 iniziai a dipingere gli “Eroi” con i personaggi che sembravano provenire esattamente da quei libri.

007 Rebel_1965_Foto_Friedrich Rosenstiel, K+Âln.jpgGli Heldenbilder, le immagini di eroi, come in seguito furono chiamati, sono fantocci imponenti e sproporzionati, che procedono verso lo spettatore con tanto ardore ed enfasi da perdere brandelli corporei, costruiti dall’artista a partire da pennellate pastose e vigorose. Colore, segno e espressione arrivano, in questi quadri, a un grado di intensità tale da sfidarsi a vicenda. Sono figure monumentali cariche di un’aggressività primordiale e una sessualità naïf, che, come moderne menadi, si dimenano e smembrano progressivamente, schiacciate su fondi monocromatici senza profondità.

Le esperienze vissute durante l’infanzia nella Sassonia distrutta dalla guerra, l’assenza di radici e il trasferimento da una parte all’altra della Germania, portano Baselitz ad avvertire l’ambiente circostante come ostile e straniante.

Sono stato messo al mondo in un ordine distrutto, in un paesaggio distrutto, in un popolo distrutto, in una società distrutta. E non volevo introdurre un nuovo ordine. Avevo visto fin troppi cosiddetti ordini

Come si evince dai suoi quasi apocalittici Manifesti Pandemonici, scritti con la collaborazione di Schönebeck, Baselitz rivendica il ruolo dell’artista in qualità di moderno emarginato romantico. D’altra parte, come ha spiegato il curatore Max Hollein:

La cesura e l’isolamento, come comportamento consapevole e reazione artistica conseguente, furono quindi per Baselitz l’unica via percorribile in maniera autentica

E allora gli Eroi e i Ribelli, Partigiani di una patria senza nome e senza bandiera, con i loro vestiti fatti di stracci,  i loro genitali ipertrofici e i loro contorni in decomposizione sono forse i sopravvissuti, i superstiti, riemersi dal sottosuolo e profeticamente accorsi sulla tela del pittore a testimoniare il fallimento di un’ideologia.

Elena Li Causi 

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Sedicesima Quadriennale d’arte: annunciati tutti i vincitori


Altri tempi, altri miti
 è il titolo della sedicesima Quadriennale d’arte di Roma che, dopo 8 anni di assenza, ritorna, attesissima, nella Capitale, tra le imponenti colonne del Palazzo delle Esposizioni, il più grande spazio espositivo interdisciplinare nel centro di Roma, oggi vetrina dell’arte contemporanea italiana.

Inaugurata lo scorso 13 ottobre, la Quadriennale vede protagonista l’arte contemporanea italiana dopo il Duemila, gli artisti e i curatori emergenti e gli autori affermati, che più hanno influenzato le nuove ricerche nel dibattito culturale internazionale. Essa è articolata in dieci sezioni espositive, ciascuna delle quali affidata a un curatore under 50 che decide di approfondire un tema: è il caso, ad esempio, della sezione Periferiche in cui otto artisti diversi dialogano tra loro, rivendicando l’importanza di uno spazio policentrico e di un tempo di lunga durata, oppure il caso di Cyphoria – neologismo che unisce Cyber con Dysphoria – che indaga il rapporto caotico e spesso conflittuale tra reale e virtuale, in una quasi celebrazione del kitsch 2.0.

Risale a una settimana fa la proclamazione dei nomi degli artisti vincitori, scelti all’unanimità da un’importante giuria internazionale, che ha deciso di assegnare il Il Viaggio - Antonella Biscotti.jpg
Premio Quadriennale 16
a Rossella Biscotti per aver realizzato un’opera che «attraverso diversi livelli di significato, dà visibilità al dramma umano che si consuma ogni giorno nel Mediterraneo». Servendosi di una stampa fotografica e di un testo a parete, Rossella Biscotti, erede dell’arte concettuale e minimalista, descrive due viaggi profondamente legati tra loro: il primo è quello di un blocco di marmo e del suo ipotetico affondamento nel Mediterraneo, il secondo è il tragitto via mare tra la Libia e la Sicilia. Il Premio illy under 35 è andato, invece, a Adelita Husni-Bey per “AGENCY potere”, un video girato nel 2014 che vede protagonisti un gruppo di adolescenti che sembrano giocare a fare i “grandi”, ovvero simulano veri incontri politici esaminando come le decisioni sono prese nella società, «il risultato è un lavoro pieno di ottimismo che sottolinea il ruolo fondamentale dell’istruzione come base di fratellanza».D’altra parte il titolo parla da sé, Altri tempi, altri miti è un collage di esperie
nze artistiche e curatoriali diverse, un omaggio allo scrittore Pier Vittorio Tondelli e alla sua opera Weekend Postmoderno 1990, che «con il racconto di spezzoni di vita italiana, contestatario, ma in modo delicato, non aggressivo – dichiara il Presidente della sedicesima Quadriennale Franco Bernabè a Flash Art – rappresenta bene il tipo di esperienza che stiamo facendo». L’intento della sedicesima Quadriennale è infatti quello di trasformare la pluralità di voci, la differenza di sguardi e di sensibilità in un dialogo, dentro e fuori Palazzo delle Esposizioni, il FuoriQuadriennale propone, infatti, tantissimi eventi nelle gallerie e luoghi espositivi di Roma.È già mattino - Alek.O.jpg

Menzioni speciali sono, inoltre, state attribuite a Alek. O per E già mattino, un collage di manifesti per affissione stradale utilizzati al contrario, ai quali l’artista dà una nuova vita creando forme irregolari dai colori brillanti simili alle figure oniriche di Mirò o ai collage di Matisse, e a Quayola e al suo Lacoon #D20-Q1, un clone 3D del celeberrimo gruppo scultoreo del Laocoonte, trionfo della nuova estetica della digitalizzaziLaocoon - Quayola.jpgone.

Altri tempi, altri miti si concluderà l’8 gennaio 2017, nella speranza che la mission dichiarata dal presidente Franco Bernabè, ovvero «un progetto comune di rilancio dell’arte contemporanea italiana sul territorio romano», possa davvero rappresentare l’avvio di una serie di iniziative culturali che tengano il pubblico sempre aggiornato su quale sia lo stato di salute dell’arte oggi.

 

Elena Li Causi

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